2019.09.25    -    EPISODIO #5

Mimi Xu

London | Composer, DJ, sound artist

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Vi presentiamo Mimi Xu, la quinta ospite del progetto digitale #HouseOfMolteni. Ecco l'episodio per scoprire la sua vita a Londra.

2019
25.09

EPISODIO #5

Mimi Xu

London | Composer, DJ, sound artist

Vi presentiamo Mimi Xu, la quinta ospite del progetto digitale #HouseOfMolteni. Ecco l'episodio per scoprire la sua vita a Londra.

1 | Ci parli un po’ di te e di dove vivi.

Sono una compositrice, DJ, direttore musicale … un’artista del suono, direi. Ho scelto questo luogo, Candy London, perché qualche volta chi scrive musica fa una vita particolarmente solitaria e viene in posti come questo per incontrare altri artisti di discipline diverse. È un crocevia molto accogliente e creativo, dove si possono fare test visuali, produzione, ecc. Tutti portano avanti progetti molto interessanti con un costante apporto reciproco.

2 | La musica è la tua grande passione. Sei cresciuta studiando pianoforte. Che cosa ha significato per te questo impegno precoce?

2 | La musica è la tua grande passione. Sei cresciuta studiando pianoforte. Che cosa ha significato per te questo impegno precoce?

In effetti il mio primo approccio con la musica è stato molto sofferto, perché in un certo senso sono stata costretta ad ascoltare musica fin dalla più tenera età. Mio padre è un architetto del suono e dell’acustica, il che significa che costruisce teatri lirici e svolge una ricerca molto approfondita sul suono. Allora collaborava con un compositore sperimentale, Pierre Boulez, all’Institut de Recherche et Coordination Acoustique/Musique (IRCAM), un istituto di ricerca musicale davvero unico che si trova a Parigi. Sperimentavano musica concreta, che è meravigliosa se la capisci, ma a 6 anni può essere piuttosto complicato ascoltare musica sperimentale e anche musica classica due volte alla settimana. Così, dopo questa esperienza ho proprio avuto un rigetto per la musica perché ero costretta a suonare il pianoforte e a frequentare il conservatorio imparando a conoscere la musica che non mi interessava affatto.

Da bambina, quando andavo ai concerti e mi annoiavo a morte, per non addormentarmi ho cominciato a immaginare degli elementi visivi. È quello che questa esperienza mi ha insegnato, oltre ad avermi aiutato a percepire questa specie di sinestesia, per cui ora vedo degli elementi visivi quando ascolto la musica e viceversa. È diventata un’abitudine e per me, come musicista, è molto utile. Scrivo colonne sonore per film e realizzo delle performance e tutto questo mi aiuta molto nel mio lavoro.

3 | Sincronizzare la musica con le sfilate di moda non è un compito facile. Come riesce a individuare la colonna sonora adatta? Come sceglie lo stile musicale da adottare?

3 | Sincronizzare la musica con le sfilate di moda non è un compito facile. Come riesce a individuare la colonna sonora adatta? Come sceglie lo stile musicale da adottare?

Per le sfilate di moda si collabora strettamente con lo stilista. Due mesi prima della sfilata mi incontro con lo stilista e parliamo degli elementi che ispirano la collezione e del messaggio e io rifletto sul percorso musicale da intraprendere. Quando ci rivediamo, concentriamo l’attenzione sulle idee che ho proposto, io torno in studio, metto insieme il tutto e lo ripropongo. Poi, nel giorno della sfilata, mi limito a premere il pulsante per avviare la riproduzione sonora! Essenzialmente questo tipo di lavoro consiste nel mettere in evidenza il messaggio dello stilista. Non si tratta di me; si tratta di come mettere in evidenza la collezione nel modo più spettacolare e teatrale possibile. La musica è uno degli elementi più importanti per una sfilata di moda.

4 | Tuo padre era architetto del suono e dell’acustica e il suo scopo era ottimizzare il suono. Vedi un collegamento con il lavoro di tuo padre?

In un certo senso ero costretta ad ascoltare quello che faceva, ma questo ha influenzato la mia conoscenza di come funziona il suono. Per esempio, che sia per un DJ set, uno spettacolo dal vivo o una sfilata di moda, dedico particolare attenzione dal punto di vista tecnico a dove vanno posizionati gli altoparlanti, come il suono risuonerebbe nello spazio. Tutto questo per lo più viene sottovalutato negli eventi musicali. Il suono è così importante; proporre musica con un’acustica inadeguata non produrrà alcun impatto sul pubblico. Per questo insisto su come il suono va collocato in ogni cosa che faccio, perché so che può davvero fare la differenza nel risultato finale.
Per esempio chiedo sempre se nella sede dell’evento c’è una moquette o se il pavimento è di calcestruzzo, se ci sono elementi di assorbimento che possono influenzare il risultato finale. Anche nella vita di ogni giorno, per esempio, in un bel ristorante, mi sconcerta constatare che non riusciamo a sentirci l’un l’altro quando parliamo. Prima che arrivi l’antipasto hai già il mal di testa. E questo influisce moltissimo sull’umore.
In questo senso sono una perfezionista. Di solito i DJ set sono perfetti perché si lavora con club e sedi scelte per gli eventi dove c’è chi se ne intende di suono, mentre con le sfilate di moda e gli spettacoli dal vivo è più complicato.

5 | Essere progettista del suono significa anche avere un approccio sensibile alla realtà. Come coniughi suono e spazio? Come riesci a trovare il giusto equilibrio?

In genere mi occupo di progettazione del suono per la colonna sonora di film. Si tratta di effetti sonori, come per esempio una porta che sbatte. In questo momento mi sto occupando di un lungometraggio con un sacco di effetti sonori, e collaboro con un progettista del suono che mi fornisce i suoni che io inserisco nella mia composizione.
Attualmente sto lavorando anche a un’interessante installazione sonora che ripropone un progetto realizzato 2 anni fa – un’installazione sonora per una galleria di Stoccolma che ora applico a un punto vendita al dettaglio di lusso a Los Angeles. Ci sono 10 altoparlanti posizionati in punti diversi, che emettono suoni differenti e a frequenze differenti. Ciascuno di essi è collegato a un sistema azionato dal movimento che genera un suono se attivato dal movimento dei presenti. Ho composto 10 brani diversi che si completano a vicenda. Di fatto il visitatore ‘fa suonare’ lo spazio rendendolo inconsapevolmente uno strumento. Si chiama polifonia, ossia differenti strati sonori che agiscono insieme. È estremamente interessante e a breve devo tornare sul posto per mettere a punto definitivamente la “melodia” prodotta da ciascun altoparlante e vedere come funziona il tutto. È un modo molto interessante di lavorare con il suono e con lo spazio.

6 | Parlando di design e di spazio, quale è la tua idea di design? Quali sono i suoi gusti e quali pezzi vorrebbe avere in casa?

6 | Parlando di design e di spazio, quale è la tua idea di design? Quali sono i suoi gusti e quali pezzi vorrebbe avere in casa?

Penso che il design si riferisca a un oggetto con funzioni ergonomiche. Una cosa è l’estetica, ma anche la funzionalità è un elemento chiave. La lista è lunga, ma tra gli oggetti che vorrei avere in casa mi piacerebbe di sicuro qualcosa di Gustave Gautier e un Marcel Gascoin. Sono cresciuta a Copenhagen, quindi anche qualche realizzazione di Arne Jacobsen sarebbe perfetta. Direi che mi piace molto lo stile anni ‘50.

7 | Sei cresciuta facendo la DJ. La frequentazione dei locali come ha influenzato il tuo stile ed i tuoi gusti?

Di fatto ho cominciato suonando musica classica, e i locali sono arrivati dopo. Grazie a Dio non ho cominciato a frequentare i locali a 6 anni! [ride]. E questi non hanno veramente influenzato il mio gusto musicale; direi piuttosto che i miei gusti musicali hanno influenzato i miei DJ set. I miei gusti musicali sono particolarmente eclettici e in un certo senso metto tutto questo in un club o in un party. Non mi piacciono le proposte a una dimensione; preferisco proporre al pubblico qualche brano sconosciuto e anche qualche cosa del passato, dei suoni noti. Mi piace proporre un viaggio nella musica, che trasmetta un senso di festa. Trascorrere del tempo in un locale/club significa anche divertirsi, non ascoltare musica complessa come magari faresti a casa tua. È un’atmosfera completamente diversa.

8 | Che tipo di musica ti piace ascoltare quando sei a casa? Quali artisti ti piacciono?

Ascolto vari tipi di musica. Direi da Steve Heiss a Madonna, da Chopin a Pavement. In questo periodo ascolto Terry Riley, Alice Coltrane… Dipende molto dall’umore. L’elenco è talmente lungo e diversificato, potrei continuare citando... Prince, Bowie.
Mi piacciono le sequenze ripetute e il minimalismo, quindi seguendo quel filone scelgo Terry Riley e Steve Reich.
Anche Tony Conrad, un incredibile violinista sperimentale, che suona un’unica nota molto a lungo. È quello che mi piace ascoltare quando cerco un’ispirazione. Ma non mi fraintenda; mi piace anche la musica pop e in questo periodo ascolto moltissimo hip-hop, per esempio Kendrick Lamar e Brockhampton.

9 | Che brano suggerisci per svegliarsi al mattino e quale invece per rilassarsi la sera?

Per svegliarsi consiglio ‘To Earth’ degli Ariwo e per andare a dormire/rilassarmi sceglierei ‘Baltimore’ di Nina Simone, che secondo me è uno dei suoi pezzi migliori.

10 | Produci direttamente la tua musica. Da dove trai ispirazione e su che cosa sta lavorando ora?

Sembrerà strano ma l’ispirazione può arrivare dovunque. Potrebbe essere qualsiasi cosa; come ho già detto, la musica che ascolto può essere una grande fonte di ispirazione per me, come anche le cose che vedo. In questo momento mi sto occupando di un lungometraggio essenziale e veramente impegnativo. Mi occupo anche di progetti di performance artistiche denominati Awkward Moments. Stiamo preparando un nuovo album, Series V.II. L’ultimo che abbiamo realizzato, Series V, è stato presentato in anteprima a un festival di musica. Lo faremo anche questa volta ma con un altro album e un altro spettacolo.

Awkward Moments è il progetto di uno spettacolo in continua evoluzione, in cui ogni serie è diversa. Potrebbe essere una collaborazione con un coreografo, un cineasta o con altri musicisti. Il più memorabile è stato Awkward Moments- Series IV, frutto della collaborazione con Lindsay Kemp, un’icona gay-glam della coreografia e della mimica che ha studiato sotto la guida di Marcel Marceau e che negli anni ’70 aveva istruito David Bowie. Realizzò per lui lo spettacolo Ziggy Stardust e insegnò a ballare a Kate Bush. Si era ritirato dalla vita attiva e negli ultimi 20 anni ha vissuto in Italia, ma io ho avuto la fortuna di riuscire a riportarlo a Londra per esibirsi in ‘Decay and Death’. Mi disse che sentiva come se vivesse la morte ogni giorno e morì solo pochi mesi dopo. Quello fu il suo ultimo spettacolo, un momento memorabile e di grande emozione. Noi proponiamo sempre piccoli spettacoli, quindi non c’era molta gente, ma chi è venuto ha vissuto dei momenti davvero speciali.

11 | “Casa”: che significato ha per te questa parola?

Casa = nido. Devo confessare che non sono la migliore delle massaie, probabilmente la peggiore di tutte; comunque apprezzo molto l’idea di un nido, di una casa.

12 | In che modo una cultura cosmopolita influenza il Suo modo di concepire la musica e la moda?

Sono un essere cittadino e solo l’idea della campagna mi manda in iperventilazione! La città è una grande fonte di ispirazione per me. Viaggio continuamente da una grande città a un’altra e ho bisogno di sentire che in un certo senso sono al centro delle fonti di informazione. Anche se non vado a visitare quel museo o quella galleria, ho bisogno di sapere che sono lì e che se voglio posso andarci. È un po’ un ordine culturale compulsivo. Se influenza il mio lavoro? Senza dubbio!
Riguardo alla moda credo di vederla in modo diverso dalla maggior parte delle altre persone. La moda non è indossare dei capi perché fanno tendenza; è il modo in cui si esprime il proprio stato d’animo e se stessi. Bisogna trovare un proprio stile personale ed è quello che cerco di fare anche con la mia musica.

13 | Un ricordo importante a Londra che le piace richiamare alla memoria?

13 | Un ricordo importante a Londra che le piace richiamare alla memoria?

Uno dei momenti migliori trascorsi a Londra è stato in un posto chiamato The Double Club, un progetto dell’artista Carsten Höller, co-prodotto da Kennedy e realizzato grazie alla Fondazione Prada. Le opere di Carsten Höller riguardano sempre il dualismo, e questo locale ruotava attorno alla cultura congolese e alla cultura occidentale. Quindi una sera c’era musica congolese e la sera dopo sarebbe stata musica occidentale e mi hanno chiesto di fare da DJ in molte occasioni. Il locale era ad Angel, un club-ristorante temporaneo aperto per 6 mesi e luogo di incontro per persone diverse. Non penso che da allora a Londra ci sia stato un circolo/una scena culturale più interessante di quella.

14 | Qualche passione segreta o hobby?

La mia passione non tanto segreta è il cibo. Adoro mangiare e dovunque io vada i ristoranti sono molto importanti per me.

15 | Lei ospita regolarmente DJ set che hanno un successo incredibile. Quale è secondo Lei il segreto?

Non tutti hanno successo, ma mi fa piacere affermare che, sì, nella maggior parte dei casi il successo è assicurato, principalmente perché mi diverto. A chi mi sta davanti cerco di trasmettere il piacere di divertirsi, probabilmente anche grazie a una notevole quantità di tequila! Il mio intento è creare un’atmosfera e trasmettere entusiasmo, e anche se magari mi sento stanca prima e stanchissima dopo, le 3 ore in cui sono lì sono dedicate all’intrattenimento musicale. Mi piace moltissimo farlo.

16 | Come descriverebbe Londra in una o due parole?

Londra è impegnativa, geograficamente enorme e fonte di ispirazione. Secondo me Londra ha un’incredibile energia e una forte dose di eclettismo; non incontri mai le stesse persone, continuamente, come accade a Parigi o a New York. Vivo qui da 7 anni e incontro sempre persone nuove, mai viste prima. Non accade in nessun’altra città, a mio parere.

17 | Potresti parlarci dei luoghi che prediligi in città?

Se parliamo di cibo uno dei posti che preferisco in questo periodo è Leroy, un ristorante in East London. Mi piace molto anche Brat e Kaki, che propone cucina di Sichuan molto piccante, e Royal China in Baker Street. Oswald’s è un altro ristorante interessante; è un club privato dove si può mangiare e bere ottimo vino. Molto ‘poco democratico’, ma con cibo veramente ottimo. Per la cultura mi piace moltissimo andare alla Royal Academy; hanno una sala riservata ai membri, la Academicians’ Room, ed è un autentico privilegio rilassarsi in quell’ambiente e poi visitare la Royal Academy con tutta calma. Ci si può andare quando non c’è nessuno perché propongono visite ad hoc dopo l’orario di apertura. Per la musica credo che Barbican proponga un programma eccellente e ci vado ogni volta che c’è qualche cosa di interessante. The Moth Club è eccezionale, e Phonica è un buon negozio di dischi. Forse sembrerà un po’ vecchia scuola, ma Rough Trade Notting Hill resta sempre un bel posto dove passare il tempo.

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